Sui trent’anni dell’età mia,
che tutte le mie onte ho bevuto,
a metà tra saggezza e follia,
benché molte pene abbia avuto…
Parlo a voi, compagni di bisboccia,
mal dell’anima e bene del corpo,
attenti all’arsura che scotta…
… non sono giudice, né commesso,
per punire o rimettere colpe:
il più imperfetto di tutti io sono.
Uomini persi, da ragione alieni,
voi snaturati e fuor di conoscenza,
privi di senno, colmi di demenza,
pazzi sviati, d’ignoranza pieni,
che agite contro la vostra esistenza…
Veda ciascuno dentro sé l’errore,
non vendichiamoci, abbiamo pazienza;
questo mondo, sappiamo, è una prigione
per i virtuosi scevri da impazienza.