La fotografia si basa sul procedimento fisico-chimico capace di registrare le immagini proiettate su materiale sensibile alla luce; la luce è quindi fondamentale protagonista di tale operazione. Ma oggi è anche protagonista indiscussa sia dello scenario tecnologico della civiltà elettronica che del panorama artistico visivo. Infatti, più che mai ora assistiamo a edizioni di Documenta Kassel, a biennali veneziane e alle fiere internazionali d’arte dove la fotografia e il linguaggio luminoso del video ne sono i principali referenti. Stella Lombardo e Cristina Piccardo, con la mostra a quattro mani “Davanti il mare, dietro la città” si sono, con ragione, appropriate del linguaggio fotografico costruendo immagini scolpite nella luce attraverso sedimentazioni d’ombra. Anzi, entrambe le fotografe d’arte cercano di eliminare i passaggi chiaroscurali e cioè le gradazioni dei grigi, per sparare immagini forti, cariche di tensione e di incisive “presenze”, in grado di generare inquietanti chiasmi formali in cui i bianchi accecanti disputano coi neri-velluto. Stella Lombardo se accentua i contrasti di luce-ombra coi raggi infrarossi per ottenere effetti di sgranatura dell’immagine, al contempo dirige la sua attenzione verso la figura umana, in questo caso alla compagnia genovese della CULMV che da generazioni lavora in porto: i dettagli delle merci che caricano i camalli forniscono anche delucidazione sulla loro provenienza-destinazione mentre gli attrezzi di lavoro denunciano un cambiamento epocale del lavoro stesso; non più basato sulla fatica fisica, bensì sulla tecnologia delle macchine. Con lo stesso soggetto, ma rivolta alle costruzioni architettonico-impiantistiche del porto, Cristina Piccardo mette a fuoco gli elementi compositivi (orizzontali, verticali, oblique) attraverso dinamiche fughe prospettiche o intricati giochi lineari così da tessere una griglia strutturale affinché forme luminescenti, quasi auratiche, possano stagliarsi, incisive, nell’oscurità spaziale.
Miriam Cristaldi
( Settimanale Cattolico, 1 Novembre 2000 )
Stella Lombardo e Cristina Piccardo, due giovani artiste fotografe genovesi, hanno presentato al centro culturale Francese Galliera, una ricerca fotografica in bianco e nero (iniziata dieci anni fa) dal titolo “Meditazioni fotografiche da François Villon al cimitero monumentale di Staglieno”.
In pratica, una personalissima interpretazione delle statue sepolcrali del nostro cimitero – con scatti a mano libera, senza l’uso del cavalletto e alla luce naturale – attraverso un’illuminante comparazione coi versi del poeta maledetto, François Villon, un francese rissoso e sregolato vissuto nel 1400. Un poeta, questo, che nei suoi dissacranti e a volte sboccati versi, spesso intrinsi di confusi pentimenti, ha cantato all’amore e alla vita nei suoi risvolti più graffianti e sensuali innegando ad esuberanti ed energiche esistenze. Un punto di vista che le due artiste hanno riscontrato particolarmente adatto ad alcune statue cimiteriali da loro prese in esame, contrariamente alla loro funzione funerea. Corpi marmorei ricchi di slanci vitalistici e morbilità tattili evocanti delicate sensualità ed appassionanti ardori. Persino sono stati lasciati intatti i sottili strati di polvere per aumentare i giochi pittorici creatisi nei delicati passaggi dal bianco al nero ed accentuare così quegli effetti di calda carnalità.
Miriam Cristaldi
(La Repubblica, 8 Febbraio 2004)